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Pubblicato da Dott.ssa Daniela Chiodi Psicologa su giovedì 8 febbraio 2018
Pubblicato da Dott.ssa Daniela Chiodi Psicologa su giovedì 8 febbraio 2018
Pubblicato da Dott.ssa Daniela Chiodi Psicologa su lunedì 8 gennaio 2018
L’evento, ”congelato” e racchiuso nelle reti neurali, non potendo essere elaborato, continua a provocare disagio nel soggetto, fino a portare all’insorgenza di patologie come il disturbo da stress post traumatico (PTSD) e altri disturbi psicologici. Le cicatrici degli avvenimenti più dolorosi, infatti, non scompaiono facilmente dal cervello: molte persone continuano dopo decenni a soffrire di sintomi che ne condizionano il benessere e impediscono loro di riprendere una nuova vita.
Attraverso l’EMDR riusciamo ad “entrare” nella rete neuronale chiusa e lasciamo che le informazioni lì racchiuse si connettano con nuove reti, permettendoci di ricordare l’evento ma con nuovi significati e senza la carica emotiva che lo caratterizzava fino a quel momento.
Attraverso l’EMDR quindi alleviamo la sofferenza emotiva e stimoliamo il cervello a lavorare in modo più funzionale e positivo anche per gli eventi presenti e futuri.
T’invito a vedere questo breve video andato in onda a “Medicina33” del Tg2.
Numerose sono le ricerche che nei decenni hanno confermato la validità di questa tecnica terapeutica.
Molti enti (ASST, Forze dell’Ordine, Aziende ospedaliere) richiedono che al loro interno ci siano terapeuti EMDR.
L’EMDR è molto efficace anche nelle situazioni d’emergenza (eventi naturali di grossa portata, atti di terrorismo, lutti gravi, ecc…).
Per maggiori informazioni visita il sito EMDR Italia, unica associazione italiana riconosciuta, che forma e autorizza all’applicazione dell’EMDR, alla quale sono associata. Oppure contattami per fissare un colloquio informativo.
(NB: in questo articolo faremo riferimento alla comunicazione quotidiana, non alla comunicazione e all’ascolto in ambito terapeutico. In quest’ultimo caso parliamo di ascolto attivo o ascolto empatico che prevede delle sfumature diverse riguardo a quanto riportato in questo post).
Una competenza fondamentale della comunicazione efficace è saper ascoltare. Ma cosa significa esattamente? tutti potrebbero dire “io so ascoltare”, ma è veramente così?
L’ascolto prevede una comunicazione alternata, in cui interlocutore ed emittente si scambiano continuamente i ruoli.
Ecco i 5 errori più comuni che si commettono nell’ascolto:
1) Interrompere l’interlocutore: questa è la regola più importante ed è quella che viene infranta più spesso. Quando pensiamo di aver capito cosa vuole dire il nostro interlocutore ancora prima che finisca il concetto ci viene un desiderio irrefrenabile di “replicare” immediatamente. In questo modo la discussione può facilmente stimolare emozioni negative e far sentire l’altro non ascoltato e accolto.
2) Giudicare: “La tendenza a giudicare gli altri è la più grande barriera alla comunicazione e alla comprensione” (Carl Rogers). Giudicare significa applicare i nostri valori personali all’altro, senza verificarne la veridicità e l’obiettività. Quando giudichiamo stiamo già incanalando la discussione alla ricerca di prove che confermino il nostro pensiero. L’ascolto è quindi interrotto.
3) Interpretare: molto simile al giudicare. Avviene quando assegniamo motivazioni arbitrarie ai comportamenti altrui in base al NOSTRO modo di vedere la realtà , e non al suo. Prima di trarre delle conclusioni proviamo a fare domande.
4) Voler dare consigli: il consiglio non richiesto può essere percepito come un giudizio.
5) Parlare solo di te: utilizzare ciò che dice l’altro per parlare solo di sé è la prova più eclatante che non stiamo ascoltando, ma vogliamo semplicemente parlare di noi.
Ora prova a metterti nei panni del nostro interlocutore e a “subire” questi 5 errori: come ti sentiresti?
Ricorda che spesso le persone non vogliono soluzioni o consigli ma semplicemente essere ascoltate.
Con questo post inauguriamo la miniserie sulla comunicazione in cui parleremo di:
– la comunicazione efficace
– l’ascolto
– la comunicazione assertiva
Tutti i giorni, in ogni momento della giornata comunichiamo. Ma come lo facciamo? Quante volte ci capita di essere fraintesi o di generare inaspettati conflitti a seguito di ciò che abbiamo detto?
I fallimenti comunicativi sono dovuti a problematiche in due grandi ambiti: l’ascolto e il messaggio.
L’ascolto riguarda la nostra capacità di ascoltare veramente il nostro interlocutore e ciò che ci sta dicendo (affronteremo questo tema nel prossimo post); il messaggio riguarda la nostra competenza a saper comunicare in modo EFFICACE.
Cosa significa comunicare efficacemente? Significa far arrivare il nostro messaggio così come lo abbiamo pensato, limitando il più possibile interpretazioni sbagliate da parte di chi ci ascolta. L’efficacia si misura in quanti concetti sono arrivati all’interlocutore rispetto a quanto volevamo comunicare.
Es. Se voglio comunicare A, B e C, e chi mi ascolta comprende A, B e C avrò messo in atto una comunicazione efficace. Se invece comprende A, D, E forse c’è qualcosa che non va.
Una comunicazione efficace ci permette di:
– limitare il rischio di equivoci e quindi di conflitti
– comunicare le nostre idee, desideri, obiettivi in modo da ottenere una risposta positiva dall’ambiente
– affermare i nostri bisogni
– raggiungere i nostro obiettivi
– dare forma ai nostri pensieri e alle nostre emozioni
senza prevaricare l’Altro/a.
Ma quali sono le strategie per comunicare in modo efficace?
Ecco le 5 strategie per comunicare efficacemente:
1) Avere chiaro ciò che vogliamo dire: cosa vuoi comunicare in questo momento? Qual è il tuo obiettivo comunicando questa cosa? A chi lo vuoi comunicare?
2) Esprimersi in modo chiaro: usa parole chiare, semplici, dirette. Aiutati con delle metafore. Prenditi il tempo necessario per parlare.
3) Evitare giudizi o accuse, soprattutto in comunicazioni personali e in situazioni di conflitto: parti da te, da quello che pensi e senti, senza accusare l’Altro o “puntare il dito” (es: “Tu sei cattivo perché…” potrebbe essere trasformato in “quando hai fatto *questo* mi sono sentito/a in *questo modo*”)
4) Rispettare i tempi e la circolarità della comunicazione: lascia il tempo all’interlocutore di replicare e ascoltalo senza interrompere.
5) Esprimere la propria difficoltà: se ti senti particolarmente in difficoltà nella comunicazione, perché ti senti troppo coinvolto/a emotivamente dillo (es. “Faccio molta fatica a dirti questa cosa ma ritengo opportuno farlo perché se non lo facessi farei un torto a me stesso/a”; “Sono emozionato/a, spero di riuscire a parlarti comunque in modo chiaro” …)
Nel prossimo post parleremo dell’ ASCOLTO nella comunicazione.
Se vuoi puoi lasciare un commento qui sotto. Se ti è piaciuto il post condividilo su facebook 🙂
Indovinami, indovino,
tu che leggi nel destino:
l’anno nuovo come sarà?
Bello, brutto o metà e metà?
Trovo stampato nei miei libroni
che avrà di certo quattro stagioni,
dodici mesi, ciascuno al suo posto,
un carnevale e un ferragosto,
e il giorno dopo il lunedì
sarà sempre un martedì.
Di più per ora scritto non trovo
nel destino dell’anno nuovo:
per il resto anche quest’anno
sarà come gli uomini lo faranno.
Gianni Rodari
L’amore non è soltanto una relazione con una particolare persona: è un’attitudine, un orientamento di carattere che determina i rapporti di una persona col mondo, non verso un oggetto d’amore.
Se una persona ama solo un’altra persona ed è indifferente nei confronti dei suoi simili, il suo non è amore, ma un attaccamento simbiotico.
La maggior parte della gente crede che l’amore sia costituito dall’oggetto, non dalla facoltà di amare, ma l’amore è un’attività, un potere dell’anima.
Erich Fromm
(da pagina fb “Informazione libera”, qui )
“Quando l’unico strumento di cui disponiamo è un martello, ogni problema apparirà un chiodo da battere” (Autore incerto)
Ognuno di noi vede la realtà con i propri occhi, e la legge in base alla propria personalità, storia, capacità, limiti, esperienze…
Quando stiamo male, la prospettiva si riduce molto e il malessere limita il nostro sguardo.
A volte basterebbe riuscire a vedere la realtà da una nuova prospettiva per trovare la soluzione o la svolta. Ecco perchè il confronto con l’altro è fondamentale per assumere anche il suo sguardo, che arricchisce la nostra prospettiva di nuovi squarci.
Spesso le persone mi chiedono a cosa serve “andare dallo psicologo”. Rispondo che il confronto con un/una professionista ci può aiutare a trovare nuove chiavi di lettura a ciò che stiamo vivendo, trovando nuovi significati e nuove connessioni.
In poche parole, ad aggiungere al nostro martello anche delle pinze, dei cacciaviti, ed iniziare a vedere il mondo composto non solo da chiodi, ma anche da viti, da graffette, ecc…
[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=ap1jef4gZU8]
Come scelgo lo/la psicologo/a? Quanto costa? Cosa devo fare?
Il video è del collega Luca Mazzucchelli.
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